martedì 9 ottobre 2012

Lingua: vestiario popolare

Il rapporto stretto tra la lingua e il vestiario popolare


         Una considerazione interessante

                                                                 


 La mia considerazione riguarda gli stretti rapporti esistenti tra lingua e il vestiario popolare, i quali possono offrire ricca materia di indagine.  In Italia le zone alloglotte bulgari, albanesi, tedeschi e francesi ne offrono una convincente   riprova. Se si pensa, ad esempio, che gli stanziamenti  albanesi in Sicilia risalgono al XVI secolo e quelli dei Liguri in Sardegna, sono degli ultimi decenni del XVIII secolo, si rimarrà sorpresi della tenacia  di quelle genti  nel mantenere, con la lingua, il modo di vestire dei loro lontani padri. 

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Allo stesso modo, poi, che il mondo dei viaggiatori, della navigazione, porta alla necessità di linguaggi che possono essere intesi dovunque e fa sorgere lingue sul tipo di quella franca e del “pidgin-english”, rompendo, in altri termini, l’impenetrabilità delle lingue, altrettanto esso ha fatto per le fogge del vestire, tanto che, ad esempio, una sorta di cappotto, di provenienza  istriana ( il cosi detto “solonniccio” o “saloniccio” o “sedenico”), è stato, ai primi dell’Ottocento, col berretto a calza, l’indumento popolare più diffuso nel Mediterraneo.  O costume feriale di Cogne, dalla severa origine francese.
Se si raffronta un costume bulgaro con uno d’area Mediterranea, essi appariranno diversissimi, ma se il confronto sarà tra il vecchio costume del contadino italiano e quello bulgaro,  si possono scoprire, per esempio,   somiglianze tra gli indumenti di notevole antichità.
Secondo me uno dei problemi di maggiore attualità, è quello della riesumazione  di alcune feste dei cittadini un po’ dimenticate , ma che sono state ora rimesse in piena efficienza, e quindi rientrati nella tradizione.

 (i dati presi dal libro ”Folklore”, vol. XI, p. 79-86)

 Dott.ssa P.Ilcheva

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